“I Segreti dei Maestri” – La Visione Chiara

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“Il coltello taglia, ma non può tagliare se stesso , l’occhio vede, ma non può vedere se stesso.”

Shihan Pascetta - Okinawa 1987

Man mano che la nostra vita si svolge continuiamo ad accumulare conoscenza. Si tratta di una combinazione tra conoscenza di “prima mano” e conoscenza di “seconda mano”. Personalmente definisco conoscenza di “prima mano” le informazioni che assimiliamo ed elaboriamo attraverso l’esperienza personale. Questo è il “c’ero, l’ho fatto” ed è il tipo di informazione che ha peso sul nostro concetto di vita in generale.

Al contrario, definisco la conoscenza di “seconda mano”, l’accumulare informazioni che ci arrivano da altre fonti. Queste fonti cominciano a partire dalla nostra famiglia (madre, padre, fratelli, ecc) poi amici, colleghi, e più tardi da insegnanti/superiori (in un modo più formale). Fonti meno dirette possono includere scritti, audio o materiale video. A mio parere, è estremamente importante identificare accuratamente la credibilità di tutte le fonti di ogni conoscenza che ci arrivano da “seconde mani”.

Nel valutare la credibilità delle informazioni di prima mano, ognuno di noi ha la tendenza a dare automaticamente a queste informazioni credibilità . Questo succede perché la nostra prospettiva di vita è stabilita sulla base di ciò che vediamo attraverso i nostri occhi, non attraverso gli occhi degli altri. E’ di cruciale importanza ricordare che, la validità delle conclusioni tratte dalla elaborazione di queste informazioni, è la premessa iniziale per avere una “visione chiara” delle cose.

Il dilemma inizia con il fatto che la conoscenza di “prima mano” è l’unica conoscenza che è “reale” per noi. Fino a che una persona sperimenta qualcosa di “prima mano”, quella particolare “conoscenza” può essere vista solo concettualmente non percettivamente. Di conseguenza per primo, è indispensabile che ciascuno di noi esamini il proprio personale processo interno in modo chiaro e critico. Per secondo, anche le fonti della conoscenza di “seconda mano” dovranno essere esaminate nello stesso modo, prima di permettere che influenzino seriamente le nostre conclusioni.

“Mente Critica” vs “Mente Aperta”

Quando mi riferisco a questo esame intendo dire l’avere una “mente critica” contrapposta ad una “mente aperta”. Anche se appoggio l’idea di permettere a noi stessi di prendere in considerazione tutte le possibilità (in questo senso, tenere le nostre opzioni “aperte”), sono fermamente convinto che abbiamo bisogno di esaminare criticamente queste “possibilità”, entro i limiti della nostra esperienza ed esaminare la “probabilità” di quelle idee che vanno aldilà della nostra esperienza. Tutte le cose sono “possibili”, tuttavia, non tutte le cose sono “probabili”.

La capacità di comunicare è l’inizio della condivisione delle informazioni e della conoscenza, ma la comunicazione dipende da un efficace e preciso “trasmettitore” ugualmente accoppiato con un efficace e preciso “ricevitore”. Questo fattore serve a determinare se vi sia una connessione o disconnessione tra le persone. Inoltre,quando “trasmettiamo” informazioni, è utile conoscere il riscontro di come vengono “ricevute”. Questo passaggio è fondamentale per assicurarsi che la “trasmissione” sia stata ricevuta correttamente prima di procedere ulteriormente. Anche questo è un principio fondamentale per l’insegnamento, per la consulenza, per la negoziazione, e anche per stabilire e mantenere un rapporto costruttivo tra gli altri esseri umani. Quanti rapporti, come ben sappiamo, sono stati riaffermati o rotti sulla base della comunicazione o della sua mancanza?

Percezione vs Concezione

Come esseri umani, la nostra mente ha la capacità unica di visualizzare informazioni sia percettivamente che concettualmente. Anche se usiamo i sensi: la vista, udito, tatto, olfatto e gusto, è la mente che decifra effettivamente questi stimoli. Questo è quello al quale mi riferisco quando uso il termine “percezione”. Noi “percepiamo” attraverso i nostri sensi in un modo simile agli animali.
Noi “percepiamo” se una cosa è chiara o scura, forte o silenziosa, dura o morbida, se un odore è piacevole o putrido, sentiamo il dolce o l’amaro. Anche se usiamo le parti fisiche come gli occhi, le orecchie, il sistema nervoso, il naso e il palato, in realtà è la mente che deve elaborare gli stimoli presentati attraverso questi organi, deve identificarli e interpretarli.

E’ veramente una capacità unica, che appartiene solo alla specie umana, quella di “concettualizzare” queste informazioni. La prova più evidente di questa capacità è facilmente dimostrabile attraverso l’uso del linguaggio. Siamo in grado di suffragare questa conclusione iniziando ad osservare l’uso di certe parole. Ad esempio, se usiamo il sostantivo, “sedia”, e chiediamo a un gruppo di persone di chiudere gli occhi e descrivere un immagine che assocerebbero a questa parola, probabilmente scopriamo che la “sedia” nella mente di ogni persona è diversa da quella delle altre. Tra l’altro, il concetto non cambia anche se a volte cambia la lingua. “Chair”, in lingua inglese rappresenta un’immagine molto simile a “sedia” in lingua italiana, “stuhl” nella lingua Tedesca, o “كرسي” in arabo.

Tuttavia, supponendo che in questo ipotetico gruppo tutti parlino la stessa lingua, ogni “sedia” condividerebbe caratteristiche molto comuni tra loro . Questo è ciò che noi definiamo le “definizioni”, in ogni lingua. Il linguaggio ci permette di condividere concetti, però, non sempre il trasferimento delle percezioni individuali avviene in modo accurato. È per questo che mi riferisco a questo come “conoscenza di seconda mano”.

Sulla base di queste conclusioni, è importante riconoscere i limiti del linguaggio nella comunicazione, anche tra le persone più intelligenti e istruite. Questa limitazione diventa ancora più amplificata quando una persona, in uno scambio di informazioni, è limitata dalla sua capacità personale o dalla capacità di usare il linguaggio in modo efficace.

Queste conclusioni non intendono dire che la condivisione della conoscenza e dell’informazione non sia utile. Sono tuttavia, d’aiuto per spiegare perché c’è la forte possibilità di fraintendimenti e/o di confusione anche tra le persone migliori. Sebbene le informazioni raccolte dalla conoscenza di seconda mano possono essere molto preziose, non potranno mai essere un sostituto della conoscenza di prima mano.

Esaminando il processo mentale

Quando andiamo ad esaminare la conoscenza di “prima mano” dobbiamo essere autocritici. Una delle funzioni del cervello è quella di classificare e memorizzare le informazioni che ci arrivano da stimoli esterni ed interni. Dalla nostra percezione di questi stimoli e dai concetti che ci formiamo a seguito di ciò, si riferisce quanto detto sopra. Come una persona accumula e memorizza un numero sempre maggiore di informazioni, il cervello automaticamente le classifica in modo coerente. Questa memorizzazione delle informazioni viene fatta in modo da permetterci di accederci poi in una frazione di secondo. Sorprendente!
Uno dei metodi utilizzati in questo processo è quello di confrontare tutti gli stimoli del “presente” con quelli del passato. La categorizzazione parziale si compie per primo individuando tutti gli elementi in comune all’interno degli stimoli del presente con gli elementi già dentro la nostra memoria. Il secondo è quello di individuare tutti gli elementi che invece sono diversi.

Il raggruppamento di elementi comuni serve a creare un “concetto”, che si assocerà poi a quel particolare stimolo. Parte della funzione di questa identificazione è di elaborare in un secondo momento i dettagli meno importanti. Possiamo capire meglio come funziona questo processo esemplificandolo col linguaggio di quando usiamo gli aggettivi per chiarire il concetto di un particolare nome (persona, luogo, o cosa) e/o l’uso di avverbi che chiariscono il verbo (azione fatta o ricevuta).

Comprendere la struttura del linguaggio ci permette di capire i processi della mente. È anche interessante notare il modo diverso con il quale comunicano tra loro le persone nelle varie culture (la struttura specifica di ogni linguaggio, inclusa quella colloquiale) questo ci dà un buon punto di partenza per capire i costumi e i sottolineati processi mentali della gente di altre culture.

L’intero processo di concettualizzazione si evolve, in una persona, nel corso della sua vita. Sebbene ci possano essere altri elementi che influiscono, limitano o amplificano la capacità mentale di una persona, durante questo processo, esso si verifica in ognuno di noi a un livello o a un altro a prescindere dalle limitazioni. Queste conclusioni sono importanti per valutare la credibilità della conoscenza di “prima mano” dentro ognuno di noi.

A mio parere, questa capacità di “percepire e concettualizzare” è parte dello stupefacente modo in cui gli esseri umani sono stati creati, tuttavia, dobbiamo anche considerare le limitazioni che derivano dall’essere umani. Un altro fatto da considerare in questa analisi è la constatazione che i nostri processi mentali interni sono sia “personali” che “privati”.

Aldilà degli occhi
In particolare intendo dire che nessuno veramente riesce a condividere completamente la propria esperienza interna. Non mi riferisco alla compassione o all’empatia dove si è in grado di relazionare con gli altri pensieri, sentimenti o esperienze. Mi riferisco al fatto che in un certo momento, nessuno è mai letteralmente “nei tuoi panni”. Nessuno potrà mai vedere da “aldilà dei vostri occhi”, indipendentemente dalla compassione o dal desiderio di “esserci per te”. Nessuno in realtà “pensa i vostri pensieri” o “sente i vostri sentimenti” al di là di qualche breve e molto limitata situazione. Questo fa semplicemente parte della condizione umana.
Inoltre, non possiamo mai vedere noi stessi “dall’altro lato dei nostri occhi”. In particolare, non possiamo mai vederci come ci vedono gli altri. Non possiamo udire la nostra voce come gli altri invece possono. Non possiamo sentire noi stessi nella maniera che ci sentono gli altri . Non possiamo odorare o assaporare noi stessi come lo possono gli altri.

Questo è il motivo per il quale siamo attratti ad esaminare la nostra immagine in uno specchio, sia per ammirarci sia per curiosità o per imbarazzo. Perché siamo “sorpresi” di come la nostra voce viene quando ci registriamo (“Sono io!?!” ci suona veramente strana…) Perché siamo così curiosi o addirittura sorpresi (contenti, divertiti, o delusi) quando ci guardiamo in un video? Ammettiamolo tutti : la prima persona che cerchiamo quando guardiamo una foto è noi stessi, indipendentemente dalla motivazione o per auto-vederci. E’ un naturale e innata risposta.

E’ importante tenere in considerazione queste osservazioni quando arriva il momento di valutare la nostra esperienza umana, la nostra crescita, il nostro ulteriore sviluppo e le nostre relazioni con gli altri. In qualità di Maestro di arti marziali, le considero utili nella determinare e migliorare i metodi di insegnamento. In qualità di padri /madri, esse sono importanti per capire quando interagiamo con i nostri figli. Come figli sono importanti quando cerchiamo di capire i nostri genitori. In qualità di partner, sono importanti quando si cerca di capire il nostro partner in una relazione amorosa . Come amico sono importanti quando vogliamo capire i nostri amici. Come esseri umani sono importanti quando cerchiamo di capire noi stessi e gli altri in generale.

Questa mia relazione non è certamente esaustiva nel trattare il soggetto. Non ho neanche cominciato a considerare il fattore natura, i valori o gli effetti delle emozioni. Non ho ancora iniziato a considerare la fede, lo spirito umano o lo spiritualismo. Tuttavia, l’argomento presentato dovrebbe stimolare l’esame di una parte importante di un processo mentale comune a tutti noi e di conseguenza un significativo punto di partenza da dove iniziare.

“…. E QUESTO E’ IL MIO MODO DI VEDERE !” ®

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