MMA – Il Buono, il Brutto, e il Cattivo – Parte 2

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L’articolo seguente (Parte 2 di 2 parti ) è stato ispirato da una serie di commenti scritti su un mio post da un istruttore cintura nera che ha studiato prima con uno dei miei allievi diretti e poi ha ampliato la sua esperienza studiando Brazilian Jiu-jitsu. Ho leggermente modificato alcuni dei brani, per condividere i contenuti della nostra discussione con tutti i lettori.

L’istruttore mi raccontava le sfide che aveva dovuto affrontare quando aveva tentato di aggiungere un programma di MMA al suo curriculum, e il suo conseguente e  notevole grado di insoddisfazione. Potete trovare le sue osservazioni originali scritte sotto il mio precedente articolo dal titolo “Tradizione vs MMA – Parte 4“.

Nelle sue osservazioni, il mio studente di seconda generazione, include anche la “lezione” non proprio positiva che aveva imparato da questa storia. La Parte 2 di questa serie, scritta qui sotto, e’ la continuazione delle mie risposte e rimane in contesto con i suoi commenti..

Shihan Pascetta & Grandmaster Urban, circa 1977

RIFLESSIONI

Molti anni fa, come giovane Sensei e molto prima che le MMA diventassero così popolari, feci alcuni errori simili a quelli lamentati dall’allievo del mio studente nella Parte 1 di questa serie. In un tentativo sincero di rimuovere ciò che scambiavo per “egoismo” dal mio insegnamento, iniziai a modificare un po’ la struttura formale nel mio dojo e a sostituire me stesso con un’immagine simile a quella di un “coach” di una “palestra”.

Diventai permissivo con il protocollo del dojo, sullo scambio di cortesie (inchino, ecc) cominciammo a  chiamarci per nome socializzando anche al di fuori del dojo più come “pari”. Non dovette passare molto tempo prima che mi rendessi conto cosa voleva dire  sfocare le linee, non separando studente e Maestro, in particolare, quella della responsabilità “dell’esempio” che ogni leader forte o mentore deve dare ed essere per non  diventare come “uno dei ragazzi”.

Quello che successivamente si verificò fu che, mi risultava sempre più difficile insegnare ad alcuni di questi studenti che avevano raggiunto un relativo livello di esperienza (acquisendo le regole del combattimento). Gran parte di questo cambiamento fu perché il nostro rapporto, in generale, era cambiato; da distinti come aveva da essere l’uno  “mentore” l’altro “studente” si era diventati “due pari”.

A causa di questa interazione liberale e il cambiamento di protocollo, alcuni studenti avanzati del dojo, cominciarono a trattarmi come un semplice pari, invece che rispettare i molti anni di esperienza che avevo in confronto a loro. Il sottofondo sociale nel dojo cominciò a degenerare e più che ad un’atmosfera di “fratellanza” somigliava ad un insieme di singoli, ognuno indipendente, che cominciò ad oscurare la saggezza e la leadership basata su esperienze reali.

Inutile dire che dopo un certo tempo, questo divenne un handicap per i miei studenti che persero i benefici che si ricevono dall’avere un vero insegnante. I meno avanzati poi, venivano confusi dalle diverse e contrastanti “opinioni” dei troppi “anziani”. I miei tentativi di riportare questi nuovi “illuminati” nella giusta direzione, divennero sempre più frustranti.

“YOGA-GOJU”?

Per esempio, una volta che tornai dopo un addestramento dall’ Accademia della Polizia di Stato, trovai che uno dei miei assistenti aveva aggiunto una pratica alla classe dei principianti, che era del tutto estranea al nostro sistema e a quello che insegnavo. Dato che era spesso incaricato di coprirmi durante le ore che ero assente o fuori dalla classe per andare in Accademia, aveva preso da sé l’iniziativa di aggiungere una “novità” al mio metodo di insegnamento.

Aveva seguito un corso serale al liceo locale che includeva alcune pratiche di yoga. Dal momento che a lui personalmente era piaciuto ciò che aveva imparato, decise di aggiungere regolarmente un po’ di quelle forme al nostro programma. In sostanza aveva preso alcune delle pratiche dalla sua lezione di “yoga per principianti”, aggiunto il suo tocco personale e tolto la parte mistica.

Anche se ci sono molte cose interessanti e positive da imparare dallo yoga, come anche da molte altre discipline, non aveva idea di quanto queste pratiche, anche per forma, fossero in contrasto con l’intero sistema di insegnamento del mio metodo. Non si rendeva  neanche conto di quanto possa valere la qualificazione di ”istruttore” frequentando un programma serale di sole 6 settimane!

Inoltre, non aveva né l’esperienza, nè la qualificazione e l’autorità per fare arbitrariamente modifiche alle nostre pratiche e procedure. Quello che non aveva capito era che ogni istruttore, senior o “Master” di ogni scuola è, in ultima analisi, responsabile delle conseguenze di ogni cosa che insegna o fa con gli studenti che praticano la scuola.

Questo è il classico esempio di un assistente novizio ed inesperto che aggiunge, per sua iniziativa, cose non pertinenti ad un programma di qualità, senza la consapevolezza dell’ impatto a lungo termine che questa cosa può avere sullo sviluppo degli studenti. Dimostra ancora  più evidentemente la mentalità presuntuosa di un assistente non qualificato, che per suo capriccio e per soddisfare il proprio ego decide da solo. Ovviamente, questa “concessione” che si era preso causò un po’ di conflitto nei ruoli e confuse alcuni studenti.

L’INDIPENDENZA o INTERDIPENDENZA?

Quello che ho descritto è per l’appunto simile all’esperienza lamentata  dall’allievo del mio studente nei suoi commenti. Molti allievi, a cui avevo dedicato il mio tempo e fiducia, avevano così trovato una “fonte” da dove avrebbero potuto ricevere insegnamenti e  “certificazione” senza soddisfare gli elevati standard del mio programma.

Anche in questo caso vale sempre l’esempio dello studente che frequenta l’università per pochi anni, poi si laurea acquistando un diploma per posta e pretende di essere chiamato  Professore solo in base a questa  certificazione! In pochi mesi alcuni aprirono le loro palestre usando il mio logo, utilizzando una versione annacquata del mio curriculum, il nome del sistema, e la reputazione per la quale avevo lavorato così duramente per stabilirmi in quella regione, il tutto pretendendo anche  di essere loro i “Maestri”.

Nel frattempo, le mie esigenze e quelle della mia famiglia erano cambiate ed influirono sulla mia attività. Un casino! Quando protestai per l’uso pubblicitario che facevano della mia reputazione  per trarne vantaggio, mi accusarono di volerli  “controllare” o di volere impedire che avessero successo come avevo avuto io. La verità è che questi studenti volevano semplicemente essere “indipendenti” e “fare quello che volevano”.

La parte amara della questione era che, anche se, giustamente volevano essere “indipendenti”, continuavano a rimanere collegati copiando tutto ciò che il loro insegnante aveva creato e sviluppato. Se sinceramente volevano fare una “loro cosa”, potevano facilmente scegliere nomi diversi, compreso un nome per il loro “sistema” e un curriculum che fosse significativamente diverso. Tutt’oggi, le idee sono ancora poco chiare per alcune persone della nostra zona, a causa di questo mio errore sull’importanza della struttura nel dojo, a prescindere dalle mia buona fede e dalle mie migliori intenzioni.

Questi sono solo un paio di esempi minori, rispetto ai numerosi problemi che derivano dal cambiamento di protocollo nel dojo e di come influenzano la struttura della relazione tra studente e maestro. Ci vogliono letteralmente anni a superare questi tipi di errori di procedura.

In definitiva, ciò che avevo scoperto era che la “struttura del protocollo” nel dojo, che avevo cominciato ad abbandonare, non era una mera  questione di “ego” e di “gerarchia” ma più una fondamentale e importante questione di ruoli interdipendenti tra studenti e insegnanti, senior e junior, questione di responsabilità  che aumenta  man mano che crescono le capacità.

Ogni volta che il Maestro si rivolge formalmente  alle cinture nere con un: “Maestro” o “Signore” si ricorda a loro che si trovano in una posizione di responsabilità. Questo serve anche a ricordare agli studenti che devono aspettarsi un livello superiore di prestazione e di responsabilità da coloro che hanno conseguito questo titolo formale.

Ho volutamente lasciato fuori i nomi delle persone da questa storia, perché la cosa più importante è quello che insegna, non il rimaneggiare vecchi conflitti . Mi ricordo, però, che alcuni dei miei pupilli, continuarono a subire gli effetti di questo pasticcio fatto da taluni, anche dopo anni.
Nella misura in cui sono stati in grado di superare questo, allora gli studenti/istruttori successivi hanno  beneficiato del livello di qualità che ne derivava in termini di “carattere” degli studenti, così come del  livello tecnico, di coloro che portavano avanti  il nostro sistema. Nel momento in cui promuovevano la  deviazione della struttura testata dal tempo(in genere con le migliori intenzioni atte a  favorire un tipo di “individualismo”), causavano alle generazioni future la tendenza ad aprirsi ad alcune delle stesse situazioni descritte dall’allievo del mio  studente nei suoi commenti.

CONFRONTARE, VALUTARE, GUIDICARE, AGGIUSTARE

La mia idea è che ogni persona deve prendersi la responsabilità di usare la propria intelligenza e farne personalmente le valutazioni. Il procedimento “Storia di Guerra ” non è inteso come un atto d’accusa a uno studente o istruttore in particolare. Ho il massimo rispetto per la maggior parte degli istruttori che hanno ricevuto la loro prima preparazione della nostra organizzazione e continuo a mantenere un rapporto costruttivo e positivo con la maggior parte di loro. Ho condiviso questa “storia”, tuttavia, con la volontà di  utilizzarla come strumento per un sincero auto-esame e auto-valutazione.

Questi “errori” causati dalle buone intenzioni che alcuni istruttori, come me, hanno vissuto, sottolineano ancora una volta l’importanza  e i grandi benefici che un insegnante di Arti Marziali ricava dal continuare un rispettoso rapporto con il suo insegnante e forse, anche col maestro del suo maestro. Questo è uno dei più realistici vantaggi  derivanti dall’appartenere ad una vera organizzazione di arti Marziali.

Questo intento parte dal presupposto che le opportunità di uno favoriscono l’ipotetica organizzazione e permettono a  tutti gli istruttori di crescere in quella direzione. Suppone anche che il leader in questo ruolo agisca giustamente e segua una linea di un comportamento stabile e saggia.

Quei leader non solo devono possedere competenze tecniche, capacità organizzative, motivazioni e competenze, ma “agire”, non semplicemente “parlare “. Non è una questione di capacità tecniche, ma soprattutto una questione di carattere e comportamento etico.

Nella mia serie di articoli “MMA Tradizione contro” si può notare che sinceramente rispetto i numerosi vantaggi di entrambe le MMA e “Tradizione”, tuttavia, quello che sembra essere la strada migliore, è un vero equilibrio tra i due mondi. Questo modello il  “meglio dei due mondi” dovrebbe ipoteticamente possedere la versatilità della tecnica e la forza della “realisticità” che si  tenta di fare in molti programmi di MMA. Insieme a questo, però, deve avere anche un sistema di valori e una struttura che è uno degli obiettivi fondamentali di un più “tradizionale” programma di AM che contribuisce a modellare la persona nel suo “intero”

Purtroppo, questa combinazione di “vecchio e “nuovo” è un evento raro e difficile da trovare. Il sistema e il metodo  standard dell’ AGKAI, è l’esempio migliore per realizzare questo combinazione. Detto questo, il nostro sistema è ancora imperfetto e in evoluzione, ma continuerà ad evolversi in questa direzione fino a quando non potrò più insegnare.

EVOLUZIONE vs RIVOLUZIONE

Per concludere, distinguiamo tra “evoluzione” e “rivoluzione”. L’evoluzione di un sistema strutturato, richiede un investimento attento e disciplinato in: tempo, risorse e molta pazienza. Anche se alcuni “errori” sono inevitabili in qualsiasi tipo di sviluppo progressivo, sono in genere più piccoli e più facilmente gestibili. Ogni “danno” fatto a causa di errore dell’istruttore è in genere limitato a un numero ristretto di studenti, per un periodo di tempo relativamente breve e tipicamente “risolvibile”.

Ogni insegnante, in ogni tipo di istruzione, deve onestamente ammettere che la sua capacità di produrre uno studente di qualità superiore, è probabilmente inferiore quanto è all’inizio della sua carriera ed è probabile che cresca quando avrà più esperienza. Queste differenze sono probabilmente contro-bilanciate quando quel maestro è sotto la guida e la supervisione di altri insegnanti più esperti. Il problema con le scuole di arti marziali è che troppi “maestri” diventano indipendenti molto prima di aver provato l’esperienza di saper  riconoscere i loro stessi errori.

Questo è un altro argomento a sostegno della necessità dell’esistenza di  organizzazioni professionali di AM che forniscono sostegno, linee guida e supervisione. Infatti, è mia opinione che queste posizioni di leadership, di guida e tutorato sono le motivazioni principali per l’acquisizione degli alti gradi di Cintura Nera, non semplicemente una questione di tempo di studio. Questi gradi elevati di cintura nera rappresentano gli  “Insegnanti degli Insegnanti” e gli amministratori di queste organizzazioni diventano i “leader dei leader”.,

I compiti e gli insiemi di abilità necessarie per diventare un “Insegnante degli Insegnanti” sono sia parte tecnica che parte amministrativa. I compiti e le capacità per diventare “leader dei Leader” richiedono oltre che la conoscenza delle tecniche e abilità amministrative, un livello di carisma e saggezza etica. “Leader”, che mancano in qualche area producono seguaci che sono a loro volta saranno carenti in quelle parti. “Leader” in possesso di una completa combinazione di queste qualifiche producono studenti forti, forti Cinture Nere. Maestri istruttori in possesso sia di conoscenza che di saggezza, producono di conseguenza, futuri leader carismatici.

Al contrario dell’ “Evoluzione”, nella “rivoluzione” i cambiamenti sono drammatici e più drastici. Nella maggior parte delle “rivoluzioni” alcune cose vengono definitivamente “danneggiate”, o completamente perdute. Viene sparso sangue e la gente inevitabilmente muore. Mi auguro che riusciate a  seguire la mia analogia descrittiva.

Di conseguenza, la “rivoluzionalità” che cambia un sistema di allenamento delle AM (vale a dire quando un istruttore improvvisamente emerge con alcune “novità” innovative del suo “sistema”) è generalmente di breve durata e raramente rimane rilevante per lungo tempo  nella cultura delle AM. Nella mia carriera di AM, ho assistito a un numero di “stelle cadenti” che cadevano  a terra ancora più rapidamente di quello che ci mettevano ad esplodere  sulla scena.

Quelle che durano di solito subiscono modifiche, ripetute per un lungo periodo di tempo e si lasciano alle spalle gruppi di studenti la cui percezione del processo sarà mutata per sempre, non diversamente da adulti che hanno subito disfunzioni famigliari da bambini. Questo fenomeno comporta una ripetizione della stessa assurdità, più e più volte, fondata e “giustificata” dalle azioni meno che ragionevoli del colpevole originale. Vale sempre  il vecchio modo di dire : “La mela non cade mai  lontano dall’albero”.

Ritengo che gran parte della mancanza di credibilità di questi praticanti/ “Maestri” (presunti)del GoJu USA è dovuta a questo tipo di disfunzione. La cosa triste è che alcuni di questi individui non hanno la minima idea di cosa sia necessario per raggiungere il livello di conoscenza che sostengono di avere. Non se ne rendono conto perché, onestamente, non è mai stato loro  insegnato e di conseguenza non hanno mai sperimentato la normale progressione che porta a  questi livelli e peggio ancora la realizzazione di questi livelli.

Quello che è ancora più patetico è che molti di coloro che  hanno questa consapevolezza fingono che questa carenza di credibilità, non esista. Ricordate la vecchia  favola ” I vestiti nuovi dell’Imperatore” (di Hans Christian Anderson). Questa vanità è purtroppo vera quando  viene associato a molti Maestri di AM che mi piacerebbe nominare.

RICAMBIARE

La mia motivazione (e quella di ogni sincero MA Master) è quella di “restituire” alle AM i risultati di una vita di dedizione e passione alle generazioni successive. La mia intenzione non è di insegnare questo tipo di  struttura per “limitare gli studenti o  controllarli “, ma questo modello è stato ideato per creare un’atmosfera che in ultima analisi rende ” liberi” di adottare le pratiche e gli obiettivi che sono la nostra comune passione e più in avanti, si spera, ad un livello ancora più alto. “Se non impariamo dalla storia siamo destinati a ripeterla.” (Winston Churchill)

Con il tempo, età e saggezza, si capisce che “dare” è sempre maggiore che “ricevere”. Non è che non vogliamo ricevere nulla per i nostri sforzi, e non mi riferisco alla garanzia di un’equa e ragionevole compensazione finanziaria, sto parlando della differenza tra un “pastore” e un “lupo”: il pastore rischierà la vita per le pecore, mentre il lupo le caccia e le mangia. Il vero Mastro  di AM deve essere un “pastore”, non un “lupo”.

Purtroppo, la maggior parte delle MMA che ho visto, sembra prestarsi a questo ultimo ruolo. Non importa quanto drammatica o affascinante la macchina dello spettacolo sembri, oggi come oggi si basa su una mentalità dei  risultati a breve termine. Ricordate che ogni “campione” è solo “campione” per un giorno. Fino a che egli non ripete questo status , se no, alla fine egli si dissolverà nella storia.

Come Maestro di AM, il lavoro e la tua realizzazione è forgiata nella vita delle centinaia e migliaia di studenti che  tocchi con le tue abilità,  cambiando  la loro vita e conoscenza. I loro futuri studenti (se essi insegnano), ma anche i propri figli, famiglie, collaboratori e società che li circonda ne saranno  influenzati  per generazioni a venire. Questo, amici miei, è “pagare in avanti” e “pensare a lungo termine.

Mi dispiace per chi ha avuto esperienza di insegnamento negativa, ma ripeto, non mi dispiace più di tanto tanto. Ricordate che il “dolore” è il più delle volte il miglior “maestro” e spesso, ci dà una lezione che non è facilmente né rapidamente dimenticabile.

Apprezzo molto quello che è ha condiviso l’allievo del mio studente con i suoi commenti e con la sua candida osservazione, mi è sicuramente servita come ispirazione per questo articolo. Auguro a tutti buona fortuna, sia a chi insegna, sia a chi impara. Spero che questa discussione possa aprire gli occhi a coloro che hanno maggiormente bisogno di apportare cambiamenti. Spero inoltre che questa condivisione sia per tutti noi, artisti marziali, motivo di  dialogo sincero per continuare a migliorare la nostra metodologia e il nostro comportamento etico.

Così ora l’hai letto: “Il buono, il brutto, e il cattivo”.

“…. E QUESTO E’ IL MODO DI VEDERE!”®

Copyright 2010, R.V. Pascetta. Tutti i diritti riservati.

(Ritorno alla PARTE 1 di questa serie)

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