Forze dell’Ordine e Arti Marziali – Il miglior rapporto ? – Parte 2

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Questa e’ la PARTE 2 della serie di articoli intitolati “Forze Dell’Ordine e Arti Marziali – Il Miglior Rapporto?”. Aggiornerò l’articolo con una nuova sezione ogni lunedì. (Vi prego di scusarmi per il ritardo di questo post a causa di problemi tecnici)

Shihan Pascetta - in servizio come Guardia d'Onore - circa 1976

Ostacoli all’allenamento che viene fondato sulle “Migliori Pratiche”

Dopo aver identificato alcune delle sfide, nel ricevere la formazione di base delle Tecniche Difensive all’Accademia, diventa ancor più importante per i rappresentanti dell’ordine che la formazione iniziale ricevuta sia efficiente, efficace e pratica. Ci sono una quantità di ostacoli che di solito si incontrano sulla strada che porta a raggiungere questi semplici requisiti.

Per primo, la “formazione delle TD di base” che esiste nelle Forze dell’ordine varia significatamente da accademia a accademia e anche da istruttore a istruttore a seconda della scuola. E ‘giusto riconoscere che ci sono alcuni programmi di allenamento, di qualità decisamente elevata nei programmi di formazione del FO/TD, nonostante molti ostacoli. Questo articolo non è da intendersi come un atto di accusa contro l’attuale status quo, ma come un dibattito equo destinato ad ispirare cambiamenti positivi a beneficio dei nostri professionisti delle FO e ad aiutarli nel lavorare in sicurezza.

Non è realisticamente probabile che tutti gli istruttori abbiano le stesse caratteristiche fisiche e le stesse capacità di insegnamento, ed è questa una parte del problema. Ma la parte maggiore del problema è nella cultura della formazione delle FO che è quella di designare questo compito a un limitato numero di istruttori all’interno dell’Arma stessa, piuttosto che sfruttare il gran numero di insegnanti di primo livello disponibili tra i civili.

Questa è in parte una questione di budget, in parte una questione culturale e in parte una questione politica. Mentre oggi ci sono molti istruttori delle FO/TD con una ricchezza di conoscenze e di competenze, ce ne sono anche molti altri comunque,che hanno semplicemente frequentato un seminario di 1-4 giorni e sono stati “certificati” come” Istruttori “o come” Maestri Istruttori ” in una specialità particolare di TD. Sembra che, anche se i nostri appartenenti alle FO meriterebbero il meglio nel campo della formazione e preparazione, non sempre sia così, quello che ricevono e’ molto lontano dall’essere il meglio.

Inoltre, come ex Poliziotto delle FO, conosco la cultura che c’è all’interno di esse; l’atteggiamento è di chi crede che se qualcuno non fa parte di essa, non può comprendere le esigenze di un professionista dell’Arma. Mentre credo che ci sia molta credibilità in questa posizione di interno, credo anche che ci siano molti professionisti al di fuori di essa che hanno molto da offrire e sarebbero in grado di adattare il loro approccio da “civili” ad un uso legittimo per le FO. Questo si verificherebbe più facilmente se i professionisti delle FO che desiderano ampliare le proprie conoscenze e competenze trovassero il tempo, la cooperazione e la comunicazione.

Purtroppo, ho personalmente osservato che molti qualificati professionisti delle Arti Marziali, per varie ragioni, sono scoraggiati dal contribuire all’addestramento delle FO. Invece di essere considerati i benvenuti, in quanto portatori di esperienza e di nuovi input, molti amministratori delle FO li ignorano e non si impegnano per cercare di dare il meglior addestramento delle TD disponibili ai loro ufficiali di polizia.

Inoltre, c’e’ poco o nessun budget a compenso di un istruttore professionista civile, c’e poco ricompensa per la conoscenza, esperienza, o per gli anni che ha dovuto lavorare per arrivare nella sua posizione. E’logicamente molto piu’ conveniente e “a meno costo” usare gli istruttori all’interno delle FO che gia’ sono pagati per il loro lavoro di poliziotti.

Nei casi peggiori alcuni istruttori delle FO, sono così tanto “territoriali” per quanto riguarda le assegnazioni degli addestratori, che farebbero tutto il possibile per minare la possibilità che venisse data ad un altro istruttore, con maggiore abilità e capacità, la possibilità di insegnare o condividere le sue competenze fianco a fianco con loro. Le persone che soffrono di più a causa di questo atteggiamento, sono i partecipanti o ogni altro personale delle FO, non gli istruttori “civili”.

E’ chiaro che, un professionista rappresentante delle FO che passa tutta una vita sperimentando le molteplici sfaccettature del suo mestiere, avrà una prospettiva che è difficile da capire per la maggior parte dei “civili”. Tuttavia è altrettanto chiaro che un professionista delle arti marziali, che ha speso la sua vita approfondendo le varie sfaccettature dell’allenamento e dell’ insegnamento, sarà un istruttore che la maggior parte di quelli delle FO non potranno mai essere senza non prima avere affrontato un allenamento molto più ampio .

La mia opinione è che i nostri appartenenti alle FO meritano il “meglio del meglio”: illimitatamente dai politici o dalla protezione “territoriale”.

Efficace, Efficiente e Pratico

Un altro problema importante, quando si affronta il migliore ‘tipo” di allenamento delle AM per le FO è che qualsiasi sia l’addestramento, esso deve sviluppare competenze efficaci, insegnate in modo efficiente, e deve essere “pratico ” per molti usi.

L’allenamento deve essere in molti sensi “pratico” per una serie di fattori importanti. Per primo, devono avere le priorità le tecniche e i metodi insegnati, che devono rispondente alle esigenze della situazione in cui si trova il rappresentante. Per esempio, la sopravvivenza di base deve essere affrontata per prima, rispetto al controllo e al contenimento di terzi, anche se è staticamente più probabile che l’ufficiale abbia bisogno di usare una forza minima nella maggior parte dei suoi incontri fisici, piuttosto che una forza da situazione di “sopravvivenza”.

Questi strumenti di base per la “sopravvivenza” devono prospettare una varietà di scenari. Alcune variabili che devono essere tenute in conto dovrebbero includere:

1.) La differenza di taglia, forza, agilità e velocità
2.) Differenze logistiche e quindi tecniche adatte per scontri in un quartiere chiuso, situazioni in spazi aperti, da in piedi, da terra, e minacce multiple
3.) Detenzione di arma, quindi difesa anti-arma (tagliente o arma da fuoco)

E’ ancora più importante nell’insegnare i principi di base, insegnarne la tattica e la strategia per ogni specifica tecnica. Sicuramente certe tecniche devono essere specificatamente insegnate in modo realistico e pratico, devono dare all’ufficiale esempi concreti per aiutarlo a sviluppare le capacità fisiche necessarie per applicarle. E’ la giusta combinazione di entrambe che serve per avere i migliori risultati.

E’ la mente, comunque, “la principale arma” di autodifesa ed e’ la piu’ importante che un ufficiale puo’ avere.

Quest’arma, quando viene usata nel modo giusto, ha il potere di superare la taglia, la forza, il genere, l’eta’, etc. C’e’ una rilevante differenza tra l’azione di un ufficiale al quale sono state insegnate solo le tecniche con quella di un ufficiale al quale sono stati insegnati i principi che fanno si che queste tecniche abbiano successo.

Parte delle lacune di base, nelle pratiche di formazione attuale, è che solo una frazione di istruttori comprende i principi del combattimento, oltre che al funzionamento delle tecniche. Essi non possono insegnare quello che non capiscono fino in fondo. Purtroppo, anche alcuni tra i più apprezzati istruttori professionisti civili delle AM, non insegnano i principi di base, i concetti, le tattiche e le strategie che supportano i loro metodi.

Istruttori di TD Eccessivamente Agressivi

Ogni addestramento che mette a rischio la sicurezza fisica del tirocinante molto presto avrà un effetto psicologico negativo su di lui e potenzialmente lo esporrà ad un inutile pericolo. E’ vergognoso, nel migliore e rischioso, nel peggiore dei casi, quando un istruttore delle TD aggressivamente crea un’atmosfera di dominio sui suoi tirocinanti durante l’addestramento.

Inoltre, molti giovani ufficiali, facilmente impressionabili finiranno per emulare gli allenatori che hanno davanti durante l’allenamento di base . Se l’allenatore ha regolarmente un atteggiamento aggressivo e arrogante verso il tirocinante, questo sarà un esempio per lui e userà questo comportamento quando si troverà a trattare con un pubblico civile che deve sottostare alla sua autorita’

Prima i Fondamenti

Una volta che l’ufficiale conoscerà gli strumenti di base per la propria difesa personale, avrà di conseguenza le basi migliori per imparare la protezione verso terzi. Se il tirocinante non sa fare semplici movimenti ed esercitazioni con il partner necessarie per la propria difesa questo di conseguenza non avrà né le competenze né la fiducia necessaria per venire in aiuto al suo compagno o tanto meno a civili.

Un obiettivo importante dell’istruttore delle TD dovrebbe essere quello di creare e sviluppare ulteriormente la fiducia dei tirocinanti con una progressiva esercitazione fisica e un allenamento che crei obiettivi raggiungibili e rafforzi di conseguenza capacità e consapevolezza. Il tirocinante più preparato sarà quello al quale viene insegnato a sviluppare una mentalità equilibrata e responsabile in qualsiasi possibile scontro fisico.

L’addestramento più efficace delle TD dovrebbe essere fatto partendo dal presupposto che il tirocinante arriva per imparare senza avere nessuna precedente competenza. Senza gli appropriati fondamenti e integrazioni di equilibrio fisico, di mobilità, stabilità, valutazione della distanza, allineamento, tempi, ecc, anche le tecniche più impressionanti saranno inefficaci. La sfida per l’addestratore è di essere in grado di produrre risultati concreti con tutti i partecipanti in un periodo di tempo limitato.

Questo è il modo migliore, se il sistema di addestramento prende in considerazione le abilità motorie che sono comuni a gran parte della popolazione. C’è uno studio federale che stabilisce che ci vogliono circa 25.000 ripetizioni di un dato movimento perché si sviluppi la “memoria muscolare”. Di conseguenza ha più senso ideare un programma di allenamento basato su movimenti che sono già insiti nella maggior parte dei tirocinanti. Collegando il tirocinante a qualcosa che egli già conosce o pratica, il tempo necessario per imparare verrà ridotto al minimo.

A mio parere molti addestratori si innamorano troppo di un particolare stile o sistema di Arti Marziali invece dovrebbero essere al di sopra dei “politici” e della preferenza dei sistemi. Alcuni esempi recenti di sistemi comunemente conosciuti e talvolta indicati come l’ultima “novità del mese”, vengono insegnati e praticati oggi da molti ufficiali delle Forze dell’Ordine. Due di questi metodi includono vari tipi di: MMA (Mixed Martial Arts) o BJJ (Brazilian Jiu Jitsu).

Quando siamo alla ricerca di un sistema pratico di Tecniche Difensive è molto più produttivo trovare o sviluppare un sistema di allenamento versatile, efficace, efficiente e pratico all’uso delle FO. C’è un grande differenza tra lo “sport” e la sua applicazione nella vita reale, non importa quanto violento o aggressivo possa essere lo sport.

Comunque, entrambi questi metodi di AM hanno alcuni incredibili vantaggi e molto da offrire ad un appassionato che ha un serio interesse in essi. Mentre ci sono molte parti, di entrambi questi metodi, che sono molto pratiche e realistiche ce ne sono altre che non si adattano alle particolari esigenze delle FO. In particolare, per entrambi i metodi, l’osservazione vale nella situazione di trovarsi “a terra”.

Primo, lasciatemi aggiungere che è falsamente propagandato che “80% di tutti gli scontri avvengano a “terra”. Se si esaminano le statistiche dell’FBI su questo dato, si scopre in verità che è il contrario. E’ piccola la percentuale dei veri combattimenti “a terra”. D’altra parte, se nell’ultima decade è stato propagandata al pubblico questa falsità, molti “bulli da bar” che guardano le Mix Arti Marziali sono tentati di imitare i “professionisti”. Così la possibilità di una lotta “a terra” è certamente una possibilità che deve essere affrontato durante l’addestramento.

Il vero problema è, che in quasi tutti i frangenti, non è auspicabile per un ufficiale delle FO andare “a terra”, a meno che non vi sia altra scelta. Perché? In primo luogo, non ci sono stuoie a terra per non parlare poi delle regole. Secondo, ogni caduta o impatto al suolo potrebbe finire sul cemento, sull’ asfalto, sul vetro o su altri residui che al minimo diventano una distrazione e nel peggiore dei casi possono causare la fine del confronto con lesioni che debilitano l’ufficiale.

Terzo, quando avviene “a terra”, è una realtà che l’equipaggiamento dell’ufficiale diventa un ostacolo che lo porta ad essere vulnerabile in alcune parti del corpo, sia per caduta sia per rotolamento diventa un’altra distrazione, nella migliore delle ipotesi, e potenzialmente uno “scambio di ruoli” alla peggio. Quarto, se nell’ ”Ottagono” sportivo c’è è un solo avversario, nella vita reale, più a lungo l’ufficiale rotola intorno, tentando di “sottomettere”il suo avversario, più c’è l’opportunità per un complice di intervenire contro di lui sia con un calcio, un pugno, afferrando o anche colpendo con un altro oggetto (mazza, bottiglia, ecc)

E in ultima analisi, ogni qualvolta che un ufficiale si trova, per un tempo prolungato, a confrontarsi a distanza ravvicinata con un avversario, c’è sempre il problema di non perdere la pistola. Questo pericolo non viene solo dall’avversario ma anche da suoi potenziali complici. Non solo il mantenimento dell’arma può diventare motivo di distrazione e impedire all’ufficiale di concentrarsi, per conquistare e mantenere il controllo sul suo avversario, ma potrebbe anche portare a uno “scambio di ruoli” che mette a rischio inutilmente la sua vita.

Con tutti i vantaggi dell’allenamento delle MAM e/o del BJJ, queste serie considerazioni dovrebbero chiaramente escludere qualsiasi metodo che enfatizza le prese a terra come tattica “primaria” e/o come strategia. La priorità va data ai metodi di difesa e di controllo in posizione eretta, e vanno affrontate invece le situazioni a terra come secondarie, dato che a rigor di logica la prima posizione è più adatta per le situazioni delle FO.

Anche se abbiamo visto alcuni incredibili atleti esibirsi nelle MAM e abbiamo potuto apprezzare il “realismo” del contatto fisico e la varietà di conoscenze applicate, non sarà mai uguale a un confronto che può avvenire, senza regole su strada: non stuoie, no limiti a ciò che il l’avversario può usare contro di te. Nonostante tutta la propaganda che promuovere le MAM e il BJJ oggi, anche i migliori e legittimi MAM e BJJ “Maestri” ammettono che nella maggior parte dei casi in scontri reali, sarebbe molto meglio essere in piedi invece che a terra. Riconoscono onestamente che il grappling terreno è piuttosto limitato in questo senso.

“…. E QUESTO E’ IL MIO MODO DI VEDERE” ®

Copyright 2010, R.V.Pascetta, tutti i diritti riservati.

(Segue la PARTE 3)

(Ritorno alla PARTE 1 di questa serie)

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