Arti Marziali “Masters” – FATTI o FANTASIA? – Parte 4

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Una nuova sezione di questo articolo : “Arti Marziali “Maestri” – FATTO o FANTASIA?” sarà pubblicata ogni Giovedì. Vi prego di lasciare i vostri commenti , feedback e opinioni. Non vedo l’ora di parlarne con voi.

Shihan Pascetta & Osama Arkia - Israel

PRATICHE DISCUTIBILI

Purtroppo, oggi ci sono persone che si prendono la libertà di dare una loro personale interpretazione dei suddetti requisiti e pretendono di essere definiti “Gran Maestri “ o 10 Dan in quanto i “fondatori” o “patriarchi” di un loro “sistema”. La domanda pertinente è: “Gran Maestro” di che cosa?

Oggi in età moderna, ci sono alcuni che usano lo status di decimo Dan con il proposito di dichiararsi “fondatori” di un loro personale sistema. Questa è una pratica seriamente discutibile. Se il modo fosse così immediato e attendibile qualsiasi persona con poca o nessuna esperienza e preparazione potrebbe con la fantasia dire che ha ‘creato’ un suo sistema unico. La mia opinione è che, anche se può o non può effettivamente essere in procinto di provare a creare un proprio sistema, il “reale” stato di questo suo metodo sarebbe certamente povero di credibilità e sostanza rispetto a quello di coloro il cui lavoro e sforzo è rimasto superando la prova del tempo e l’esame dei loro pari. Dice il saggio: “Lascia che sia il compratore a decidere”.

Considerate che tutto è possibile, ma non tutte le cose sono probabili. E’ possibile che alcuni molto dotati e con talento possano sviluppare un sistema che è unico e dimostrare anche che è valido. Ma, questo potrebbe forse essere l’eccezione alla regola, perciò è molto più prudente seguire lo sviluppo di questa attività nel corso del tempo.

Se una persona ha veramente raggiunto il livello del 10 Dan, qual è il suo curriculum? Dove sono le prove nel tempo che ha seguito un programma di studi in grado di qualificarlo come principiante, intermedio, e poi studente di livello avanzato, prima di diventare Cintura Nera? Inoltre,dove è la prova che questo “nuovo sistema” è di fatto unico? Dove sono le prove che questo sistema è in grado di produrre studenti al livello di ”Cinture Nere” ? Dove sono le prove che questo sistema può produrre insegnanti al livello di “Maestri”? E infine, quale è la prova che questo sistema può produrre i “Maestri dei Maestri” che hanno anche la capacità amministrativa di assistere e servire quelli sotto la loro leadership?

Quando una persona ha la prospettiva chiara di ciò che questi “gradi” e diplomi rappresentano in termini di lavoro effettivo e risultati, capisce che si tratta di un processo che richiede tempo e non può accadere magicamente in “una notte”. Queste non sono attività che possono essere fatte al chiuso in un “armadio” o nascoste alla vista generale. Sono processi che per loro natura coinvolgono migliaia di persone e coprono, in termini di decenni, 30, 40, o 50 anni.

Niente di mistico né l’illusione di un “addestramento segreto” o “società segreta” può sostituire il risultato che dà una vita dedicata allo studio, alla pratica, all’insegnamento, all’ottenimento di risultati sociali ed amministrativ . E se, nei fatti, un legittimo avanzamento a “Maestro” di un particolare stile di Arti Marziali decide lo sviluppo di un proprio “sistema”, è questa veramente la creazione di un sistema unico o più semplicemente una versione modificata di un sistema del quale ci si era precedentemente impadroniti?

Non ha senso che un “Maestro” lasciato un sistema o un organizzazione, automaticamente i suoi gradi si spostano verso l’alto. Avrebbe più senso se, prima di affermare di essere di un grado più elevato, dimostrasse il lavoro e l’attività organizzativa fatta, in un tempo ragionevolmente significativo, nello stile diverso da quello che ha lasciato. Fino ad allora, qualsiasi richiesta di qualifica di “Gran Maestro rimarrebbe alla meglio dubbia.

Un altro punto serio da considerare è il tempo effettivo e l’impegno investito da un tale “maestro”, e in particolare di un “Gran Maestro”. Ci sono molti legittimi e dediti praticanti le arti marziali che spendono tutta la loro vita a studiare e praticare le arti marziali. Quello che merita ulteriore considerazione è distinguere quello che viene praticato come un “hobby” da una “vocazione”.

Un “hobby” è un’attività che si sceglie di praticare in base agli interessi e/o passione. Alcuni lo definiscono un “hobby”, indipendentemente dalla passione con cui può essere praticata. Una “vocazione” è invece un’attività che una persona pratica per professione. Per dirla più semplicemente la prima è un “hobby” mentre la seconda è il lavoro di una vita è la prosperità sulla quale si basa il vostro futuro e quello della vostra famiglia.

Pongo una semplice domanda: si potrebbe mai equiparare la qualifica di una persona che ha una passione per la medicina, anche chirurgica e studia part-time (quando ne ha il tempo) a una persona che ha avuto una frequentazione di studio intensa, una formazione e un’esperienza pratica e coerente, che ha superato le prove formali dei suoi superiori e colleghi necessarie per diventare un neurochirurgo? Credo di no.

VALUTAZIONE QUANTITATIVA

Valutiamo la quantità per primo, prendiamo in considerazione un praticante le arti marziali che con passione studia, pratica e forse insegna la sua “arte” due o tre volte alla settimana per diverse ore ogni settimana per forse vent’anni o più. Questa persona potrebbe certamente essere considerata un practicante “serio” ed è giusto che riceva un certo livello di rispetto per la sua dedizione, per lo studio e le conseguenti capacità sviluppate da questa attività.

Ora, confrontiamo questo praticante con un individuo che è un “professionista”, che passa 40-60 ore ogni settimana immerso in ogni possibile aspetto delle arti marziali, di studio, di insegnamento, di ricerca, organizzazione, ecc. Basta confrontare quantitativamente i due in un periodo di venti anni per vedere che il tempo effettivo investito in questa attività è incredibilmente e significativamente di più per il secondo.

E’ matematica: tre volte alla settimana per 3 ore equivalgono a nove ore a settimana. Nove ore per 52 settimane equivalgono a 468 ore. Quattrocento e 68 ore per 20 anni corrispondono 9.360 ore dedicate allo studio. La maggior parte di voi concorderà che questo è abbastanza rispettabile.

Ora confrontiamo con “il” professionista. Prudentemente, calcoliamo soltanto quaranta ore alla settimana per 52 settimane, sono 2.080 ore all’anno. Duemila ottanta ore all’anno per gli stessi 20 anni, equivalgono a 41,6 mila ore stimate. Confrontati i due non c’è paragone. Pertanto, quale sarebbe la qualificazione di entrambi sapendo che ciascuno di loro ha speso 20 anni praticando la stessa arte?

Se usiamo il tempo del praticante “part-time” come standard allora il “professionista” arriva a circa 90 “anni” di lavoro ! Se si utilizza il tempo del “professionista” come standard il part-time arriva all’ equivalente di circa 4.4 “anni” di lavoro! WOW! Come si può non vedere e distinguere la differenza drastica tra le potenzialità di sviluppo dei due?

Si potrebbe a buon diritto sostenere che i fattori qualitativi possono avere un significativo impatto sui risultati, tuttavia, i fattori quantitativi sono chiaramente così schiaccianti e sufficienti per sottolineare la probabilità per il “professionista” di essere molto superiore in molte aree rispetto al “tempo parziale” .

La questione può essere più complicata e, purtroppo, c’è la possibilità e anche la probabilità che alcuni individui (non tutti) che non sono stati disponibili a fare un lavoro completo, abbiano bisogno di usare queste sfumature come un facile pretesto per coprire la loro mancanza di vera realizzazione . In qualche modo loro sostengono e promuovono il loro “status” come un legittimo livello di “insegnanti master”, o “Gran Maestri”, o anche “Soke” (fondatori di un particolare sistema di studio).

La mia osservazione è che questo ha causato una chiara “inflazione” nella classificazione propria del sistema di gradi della cintura che dovrebbe invece contribuire a dare credibilità ad un così prezioso metodo per lo sviluppo umano come lo sono le arti marziali. A mio parere questa “inflazione” è servita solo a limitare la credibilità del nostro appassionato campo di studio. Questa “fantasia” ha posto un serio ostacolo e ha danneggiato tutti quei praticanti di arti marziali che sono rimasti fedeli ed integri, sia all’Artista marziale per hobby che a quello per vocazione.

E’ mio parere che è improbabile e almeno discutibile che un artista marziale sostenga di avere raggiunto l’ottavo, nono Dan (ancor meno il decimo grado di Black Belt) con una base part time. Tale affermazione manca di credibilità e dimostra una chiara e grave limitazione di questa persona e/o di quelli connessi con la sua organizzazione/sistema di studio.

Prendo atto che ci sono occasionalmente alcune eccezioni molto limitate, di solito dovute a fattori attenuanti verificabili. Forse questo non importa ad alcuni praticanti. Ognuno deve “scegliere il proprio veleno”. Tuttavia, non dobbiamo fingere. Abbiamo bisogno di chiamare una spada :” spada”. Se è giallo, ha i piedi palmati e fa “Qua,Quà,”, con tutta probabilità è una papera. Non confondetelo con un aquila!

“… E QUESTO E’ IL MIO MODO DI VEDERE!” ®

Copyright © 2010 R.V. Pascetta, Tutti i diritti riservati

(Segue la PARTE 5)

(Ritorno alla PARTE 3 di questa serie)

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No Comments

  • rpascetta says:

    Questa e' la copia del commento precedente posto da GRAZIANO il 4 Giunio 2010 @ 04:37 in referimento all'articolo Arti Marziali "Masters" – FATTI o FANTAZIA – Parte 4:

    "Credo che il valore del Maestro sia in base quanto lui ha dato per la ricersca dell'essenza dell'arte.Credo che il Maestro abbia una Missione,una missione basata sui valori, la crescita di essere uomo.Questa ricerca continua di capire ,ascoltare mettersi alla prova con il mondo esterno in funzione alle epoche,agli eventi,alle nostre debolezze.Quando riusciremo a capire il quanto,potremo capire quanto siamo Dan.Pochi Maestri danno al Via,dedizione al sacrificio.Gli Eletti,hanno l'onore di insegnare la propria scuola,la propria filosofia."
    GRAZIANO